Blog di miosessuologo
/
Revenge porn: cos’è, cosa fare e come tutelarsi

Revenge porn: cos’è, cosa fare e come tutelarsi

Scritto da
Il Team di Miosessuologo
09
October
2026

Una fotografia può essere stata scattata consensualmente. Può essere stata inviata volontariamente a una persona di cui ci fidavamo. Può persino essere stata condivisa all’interno di una relazione durata anni.

Nulla di tutto questo significa aver acconsentito alla sua diffusione.

È questo il punto centrale quando si parla di revenge porn: il consenso a creare o condividere privatamente un contenuto intimo non è consenso a renderlo pubblico o mostrarlo ad altre persone.

Quando quel confine viene violato, non siamo più nell’ambito di una scelta sessuale privata, ma di un abuso della propria intimità.

Se una violazione della tua intimità ti ha lasciato paura o disagio, anche un professionista può offrirti uno spazio in cui parlarne: compila il questionario e troviamo il sessuologo giusto per te, in due click.

Revenge porn: un termine conosciuto, ma non sempre preciso

Con revenge porn si indica comunemente la diffusione senza consenso di immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati.

Il termine, però, può essere fuorviante.

“Revenge” fa pensare alla vendetta di un ex partner, ma la diffusione può avere motivazioni diverse: umiliare, controllare, ricattare, molestare oppure semplicemente condividere un contenuto senza preoccuparsi del consenso della persona rappresentata.

Per questo si parla anche di diffusione non consensuale di immagini intime o, più in generale, di abuso sessuale basato sulle immagini.

Il problema non è quindi perché quella fotografia esiste.

Il problema è chi ha deciso che poteva circolare e senza il consenso di chi vi è rappresentato.

Se temi che un contenuto possa essere diffuso, puoi agire anche prima

Non è necessario aspettare che una fotografia o un video compaiano effettivamente online.

In Italia, chi ha un fondato motivo di temere che un proprio contenuto sessualmente esplicito destinato a rimanere privato possa essere diffuso attraverso piattaforme digitali può presentare una segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali.

La procedura è pensata proprio per intervenire in modo preventivo: il Garante può adottare provvedimenti rivolti alle piattaforme per cercare di impedire la diffusione del materiale segnalato.

Questo significa che messaggi come:

“Se mi lasci pubblico le tue foto.”

oppure

“Se non fai quello che voglio mando il video ai tuoi amici.”

non devono essere considerati semplicemente una lite privata.

Una minaccia di questo tipo è già una situazione da prendere sul serio.

Se le immagini sono già state diffuse

Scoprire che un contenuto intimo sta circolando può provocare una sensazione immediata di perdita di controllo. La prima reazione può essere quella di cancellare tutto il prima possibile.

Quando è possibile, però, è utile conservare le prove prima che i contenuti o i messaggi scompaiano.

Possono essere importanti screenshot delle minacce o delle conversazioni, URL delle pagine, nomi degli account, date e altre informazioni che permettano di ricostruire ciò che è avvenuto.

Si può poi:

segnalare il contenuto direttamente alla piattaforma chiedendone la rimozione;

rivolgersi alla Polizia Postale o alle altre autorità competenti;

chiedere assistenza legale quando necessario;

rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali nei casi previsti.

Non è necessario affrontare tutti questi passaggi da soli. Una persona di fiducia, un professionista o un servizio specializzato possono aiutare anche semplicemente a capire da dove cominciare.

Cosa dice la legge italiana sul revenge porn?

In Italia la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti è disciplinata dall’articolo 612-ter del Codice penale.

La norma punisce chi, senza il consenso delle persone rappresentate, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati dopo averli realizzati o sottratti.

Sono previste tutele anche rispetto alla successiva diffusione da parte di chi abbia ricevuto o acquisito quel materiale e lo condivida, nelle condizioni stabilite dalla legge.

La pena prevista può arrivare alla reclusione da uno a sei anni, oltre a una multa, e la normativa contempla circostanze aggravanti in alcune situazioni.

Ma il principio più importante da comprendere è più semplice della formulazione giuridica: aver consegnato volontariamente un'immagine a qualcuno non significa avergli dato il diritto di distribuirla ad altre persone.

Sexting e revenge porn non sono la stessa cosa

Confondere questi due fenomeni rischia di spostare la responsabilità sulla persona sbagliata.

Il sexting può essere uno scambio consensuale di messaggi o contenuti sessuali tra persone che desiderano farlo.

Se successivamente una delle persone condivide quei contenuti con altri senza consenso, il problema non è il sexting che è avvenuto prima: è la violazione del consenso che avviene dopo.

Dire a una persona che avrebbe dovuto “pensarci prima di inviare quella foto” significa perdere di vista questo passaggio fondamentale.

Possiamo parlare di sicurezza digitale e delle precauzioni utili quando condividiamo qualcosa di intimo. Ma nessuna precauzione modifica la responsabilità di chi decide di violare la privacy e il consenso di qualcun altro.

Quando le immagini vengono usate per ricattare: la sextortion

A volte il contenuto intimo non viene immediatamente diffuso.

Viene usato come minaccia.

Una persona può chiedere denaro, nuove fotografie, altri contenuti sessuali o determinati comportamenti in cambio della promessa di non pubblicare ciò che possiede.

Questa dinamica viene spesso chiamata sextortion, dall’unione di sex ed extortion.

Può riguardare un ex partner, ma anche persone conosciute esclusivamente online o profili creati appositamente per ottenere immagini intime e utilizzarle successivamente come strumento di ricatto.

In una situazione simile può essere importante non inviare ulteriore materiale sotto pressione, conservare le comunicazioni ricevute e chiedere rapidamente supporto alle autorità competenti.

E se l’immagine intima non è mai esistita?

L’intelligenza artificiale ha reso possibile una nuova forma di abuso: creare immagini sessualmente esplicite realistiche utilizzando il volto di una persona che non ha mai realizzato quel contenuto.

I deepfake sessuali mostrano con particolare chiarezza perché il problema non possa essere ridotto alla domanda “perché hai scattato quella fotografia?”.

In questo caso la fotografia intima originale non esiste nemmeno.

Ciò che viene violato è comunque qualcosa di profondamente personale: il diritto a decidere come il proprio corpo e la propria immagine vengono rappresentati e utilizzati.

Anche di fronte a contenuti manipolati o creati artificialmente può quindi essere importante documentarne la presenza, chiedere la rimozione alla piattaforma e valutare con professionisti o autorità competenti quali strumenti di tutela siano disponibili nel caso specifico.

La vergogna appartiene spesso alla persona sbagliata

Una delle conseguenze più dolorose della diffusione non consensuale di immagini intime è che chi la subisce può iniziare a interrogarsi sulle proprie scelte.

“Perché ho mandato quella foto?”

“Come ho fatto a fidarmi?”

“Cosa penseranno gli altri?”

Sono domande comprensibili, ma rischiano di spostare l’attenzione dall’azione realmente problematica.

Aver vissuto la propria sessualità, essersi fidati di qualcuno o aver condiviso un contenuto in uno spazio che si pensava privato non autorizza un’altra persona a violare quella fiducia.

Le conseguenze possono riguardare molto più della presenza di una fotografia online: possono essere toccati il senso di sicurezza, le relazioni, la vita sociale e il modo in cui si vive la propria intimità.

Per questo la tutela non è soltanto tecnologica o legale.

A volte può essere importante trovare anche uno spazio in cui elaborare quello che è successo, soprattutto quando paura, vergogna o senso di esposizione continuano a essere presenti anche dopo che l’emergenza immediata è stata affrontata.

Il revenge porn non racconta qualcosa sulla sessualità della persona che lo subisce.

Racconta una violazione del suo consenso.

Vuoi parlare con noi? Scrivici qui Vuoi parlare con noi?