
Ci sono coppie che condividono casa, progetti, paure e decisioni importanti, ma che fanno ancora fatica a dire una frase apparentemente semplice:
“Questa cosa mi piace.”
Oppure:
“Ultimamente ho meno voglia.”
“Mi piacerebbe provare qualcosa di diverso.”
“Quando succede così non mi sento completamente a mio agio.”
Può sembrare paradossale: riusciamo a vivere il sesso insieme, ma parlarne ci espone in un modo diverso.
Quando raccontiamo cosa desideriamo, cosa non ci piace o cosa ci mette in difficoltà, non stiamo parlando soltanto di sesso. Stiamo mostrando una parte molto personale di noi e, spesso, ci chiediamo subito quale effetto avrà sull’altra persona.
Se parlare di desideri e difficoltà con il partner ti sembra complicato, un professionista può aiutarti a trovare le parole: compila il questionario e troviamo il sessuologo giusto per te, in due click.
Perché parlare di sesso può essere così difficile?
Durante una conversazione sul sesso possono entrare in gioco molte paure:
“E se pensa che non mi soddisfa?”
“E se quello che desidero gli sembra strano?”
“E se dicendo che ho meno voglia pensa che non lo amo più?”
A volte basta immaginare queste reazioni per decidere che sia più semplice non dire niente.
Anche il modo in cui abbiamo imparato a parlare — o non parlare — di sessualità può avere un peso. Se per molto tempo il sesso è stato associato a vergogna, pudore o qualcosa che “dovrebbe venire naturale”, trovare le parole da adulti può risultare tutt’altro che spontaneo.
In più, nell’intimità tendiamo facilmente a pensare che il partner dovrebbe capire da solo ciò che ci piace.
Se mi conosce, dovrebbe accorgersene.
Se siamo compatibili, dovrebbe venire spontaneo.
Ma il piacere non funziona come una prova di telepatia.
Preferenze, desiderio e sensibilità possono cambiare nel tempo, e ciò che funzionava qualche anno fa può non essere esattamente ciò di cui abbiamo bisogno oggi.
Quando non ne parliamo, ognuno prova a interpretare ciò che vede. E spesso la spiegazione che immaginiamo è molto più dolorosa della realtà.
Non serve parlarne soltanto quando qualcosa non va
Se parliamo di sesso solo quando c’è un problema, ogni conversazione sull’argomento rischia di sembrare l’inizio di una critica.
La comunicazione sessuale può invece riguardare anche ciò che funziona.
“Mi è piaciuto molto quando hai fatto così.”
“Mi sono sentita particolarmente vicina a te ieri.”
“Questa cosa mi incuriosisce.”
Dire ciò che ci fa stare bene non serve soltanto a dare indicazioni. Aiuta a costruire nel tempo un linguaggio condiviso sul piacere.
E non è necessario parlare continuamente di sesso. Conta soprattutto riuscire a farlo quando serve, in un modo in cui entrambi possano sentirsi abbastanza liberi di dire ciò che pensano.
Come iniziare una conversazione sul sesso
Il momento può fare una grande differenza.
Dire al partner che vorremmo qualcosa di diverso durante una discussione, subito dopo un rapporto o mentre uno dei due si sente rifiutato può rendere più difficile ascoltarsi.
Per gli argomenti più delicati può essere utile scegliere un momento relativamente tranquillo, fuori dalla situazione sessuale.
Non deve diventare una “riunione sulla relazione”.
A volte basta:
“C’è una cosa un po’ intima di cui vorrei parlarti. Mi imbarazza, ma mi piacerebbe riuscire a dirtela.”
Ammettere l’imbarazzo può rendere la conversazione più semplice, perché non dobbiamo fingere di sentirci completamente a nostro agio.
Dire cosa desideriamo senza trasformarlo in una critica
C’è una differenza tra:
“Non fai mai quello che mi piace.”
e:
“Mi piace molto quando rallentiamo e ci prendiamo più tempo.”
La prima frase racconta soprattutto ciò che l’altra persona sta sbagliando.
La seconda racconta qualcosa di noi.
Non significa dover utilizzare formule perfette. Può essere semplicemente utile provare a descrivere la propria esperienza invece di partire da un giudizio sull’altro.
Lo stesso vale quando c’è una difficoltà.
“Non mi desideri più” può diventare:
“Quando passano molti giorni senza cercarci, mi accorgo che inizio a sentirmi insicuro e vorrei capire come la stai vivendo tu.”
Durante il sesso, poi, la comunicazione può essere ancora più semplice:
“Così.”
“Più piano.”
“Continua.”
“Fermiamoci un momento.”
Parlare non rende necessariamente il sesso meno spontaneo. Al contrario, sapere di poter dire ciò che sentiamo può permetterci di essere più presenti, senza dover sperare che l’altra persona interpreti correttamente ogni reazione del corpo.
Desideri e fantasie non sono richieste
Raccontare una fantasia non significa necessariamente chiedere di realizzarla.
Possiamo condividere qualcosa che ci eccita nell’immaginazione senza volerlo vivere davvero, oppure raccontare una curiosità semplicemente per capire come viene vissuta dall’altra persona.
Per esempio:
“È una fantasia che mi eccita e mi piace raccontartela.”
oppure:
“Questa cosa mi incuriosisce. Non so nemmeno se vorrei farla davvero.”
Questo può togliere molta pressione dalla conversazione.
L’altra persona può essere incuriosita, non interessata o aver bisogno di tempo per capire come si sente.
Poter raccontare un desiderio senza pretendere che venga accolto, e poter ricevere un “no” senza viverlo automaticamente come un rifiuto personale, rende la comunicazione sessuale molto più libera.
Quando il desiderio non coincide
Uno dei temi più delicati riguarda i momenti in cui uno dei due desidera fare sesso e l’altro no.
“Non adesso” può facilmente essere interpretato come “non ti desidero”.
Chi rifiuta può sentirsi in colpa; chi viene rifiutato può sentirsi poco desiderato o distante dal partner.
Può essere utile, quando è possibile, separare il limite dall’affetto:
“Stasera non ho voglia di fare sesso, ma mi piacerebbe stare vicino a te.”
Naturalmente anche un semplice “non me la sento” è sufficiente. In una relazione nessuno dovrebbe dover costruire una motivazione abbastanza convincente perché il proprio limite venga rispettato.
Se però questa differenza di desiderio diventa frequente e dolorosa per entrambi, parlarne in un altro momento — fuori dalla situazione del rifiuto — può aiutare a capire cosa sta succedendo davvero.
Parlare significa anche saper ascoltare
Una comunicazione aperta comporta anche il rischio di sentire qualcosa che non avremmo voluto sentire.
Il partner può dirci che desidera fare sesso meno spesso, che una pratica non gli piace più o che qualcosa che pensavamo funzionasse in realtà gli crea disagio.
La prima reazione può essere difendersi o cercare immediatamente una soluzione.
A volte, però, è più utile fermarsi.
“Fammi capire meglio.”
“Da quanto tempo ti senti così?”
Comprendere ciò che l’altra persona sta raccontando non significa necessariamente essere d’accordo.
Significa conoscere la situazione reale prima di decidere insieme cosa farne.
Non serve risolvere tutto in una sola conversazione
Quando un argomento è rimasto in silenzio per molto tempo, può esserci la tentazione di affrontare tutto insieme: frequenza dei rapporti, desiderio, orgasmo, fantasie, gelosia, passato.
Ma non è necessario.
Si può iniziare da una cosa.
Una domanda.
Un dubbio.
Una curiosità.
E tornarci più avanti.
La vita sessuale cambia perché cambiano le persone che la vivono. Per questo comunicare non è qualcosa che una coppia impara una volta per tutte.
Può voler dire continuare, ogni tanto, ad aggiornarsi:
“Ti piace ancora?”
“Come stai vivendo questo periodo?”
“C’è qualcosa che ultimamente desideri di più?”
Sono domande semplici, ma permettono alla sessualità condivisa di non basarsi soltanto su ciò che sapevamo dell’altro anni fa.
Quando parlarne continua a essere difficile
A volte sappiamo perfettamente cosa vorremmo dire, ma ogni tentativo finisce nello stesso modo.
Uno si sente criticato, l’altro non si sente ascoltato. La conversazione diventa una discussione oppure si interrompe prima ancora di arrivare al punto.
In questi casi un percorso sessuologico può offrire uno spazio in cui affrontare argomenti che da soli sembrano difficili da nominare, senza stabilire chi abbia ragione o quale dovrebbe essere la vita sessuale della coppia.
A volte il primo passo non è trovare immediatamente una soluzione.
È riuscire finalmente a parlarsi abbastanza bene da capire insieme cosa sta succedendo.




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